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Il committente: responsabile della sicurezza sul lavoro dei cantieri

Vecchie categorie, Altre aree tematiche    0 Commenti     16/01/2008

Si registra un’altra sentenza di condanna della Corte di Cassazione, la n. 7209 del 21/2/2007 emessa dalla III Sezione penale nei confronti di un committente ex D. Lgs. n. 494/1996, considerato espressamente nella sentenza stessa come il soggetto obbligato, in via originaria e principale, all’osservanza degli obblighi imposti in materia di sicurezza sul lavoro nei cantieri temporanei o mobili e già individuato in precedenza come il “perno” attorno al quale ruota la sicurezza sul lavoro nei cantieri stessi.

 

 

Il caso di cui alla sentenza in esame riguarda un committente condannato da un G.I.P. del Tribunale per i reati di cui art. 3, comma 3 e 4, DLgs 494/96 per non aver designato, per un cantiere installato per la realizzazione di 26 villette a schiera, il coordinatore per la progettazione contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione ed il coordinatore in fase di esecuzione prima dell’inizio dei lavori.

 

 

Nella sentenza di primo grado il Tribunale aveva affermato che, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 3 e 6 del DLgs 494/96, la principale figura di riferimento, quale responsabile dell’opera e quale soggetto obbligato all’osservanza delle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, è il committente il quale viene affiancato e non già sostituito dal responsabile dei lavori per cui, nel caso della nomina di un responsabile dei lavori, l’obbligo di designare il coordinatore per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori incombe su entrambi i soggetti e cioè in sostanza la responsabilità del secondo (il responsabile dei lavori) si aggiunge a quella del committente.

 

L’imputato ha fatto ricorso contro la sentenza del Tribunale alla Corte di Cassazione adducendo come motivazione una errata applicazione da parte del Tribunale stesso del DLgs 494/96 in quanto esso, in merito alla responsabilità del committente, è stato in parte modificato dal DLgs 528/99 il quale ha precisato, nella nuova formulazione dell’art. 6 comma 1 del DLgs 494/96, che non vi è più responsabilità concorrente del committente e del responsabile dei lavori, ma solo alternativa, con la conseguenza che il primo risponde solo per l’ipotesi di "culpa in vigilando". L’imputato ha sostenuto, inoltre, l’insussistenza del reato addebitatogli in quanto egli, non avendo cognizioni tecniche, aveva comunque provveduto a nominare un responsabile dei lavori nella persona dell’imprenditore appaltatore dell’opera.

 

La Sezione III della Corte di Cassazione ha però rigettato il ricorso ritenendolo infondato. La stessa ha preso atto che il giudice di merito, ai fini della affermazione della colpevolezza dell’imputato, aveva erroneamente fatto riferimento alla prima versione dell’art. 6 comma 1 del D. Lgs. n. 494/1996 e che prima della modifica disponeva che:

 

"1. La designazione del responsabile dei lavori non esonera il committente dalle responsabilità connesse all’adempimento degli obblighi di cui all’art. 3."

 

"2. La designazione di coordinatori per la progettazione e di coordinatori per l’esecuzione dei lavori non esonera il committente e il responsabile dei lavori dalle responsabilità connesse alla verifica dell’adempimento degli obblighi di cui agli artt. 4 e 5",

 

mentre lo stesso articolo, così come sostituito dal D. Lgs. n. 528/1999, dispone attualmente che:

 

"1 Il committente è esonerato dalle responsabilità connesse all’adempimento degli obblighi limitatamente all’incarico conferito al responsabile dei lavori".

 

"2. La designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l’esecuzione, non esonera il committente o il responsabile dei lavori dalle responsabilità connesse alla verifica dell’adempimento degli obblighi di cui all’art. 4, comma 1, e art. 5, comma 1, lettera a)".

 

Per quanto sopra detto la Corte di Cassazione ha dedotto che, in base alla formulazione della nuova norma, il committente è sì esonerato da responsabilità a seguito della nomina di un responsabile dei lavori ma solo però nell’ambito della delega e limitatamente all’incarico conferito allo stesso e aggiunge poi che “non appare dubbio, però, che anche alla luce della nuova normativa il committente rimane il soggetto obbligato, in via originaria e principale, all’osservanza degli obblighi imposti in materia di sicurezza del lavoro.

 

Precisa ancora la Corte di Cassazione che “le condizioni perché operi l’esonero di responsabilità per effetto della nomina del responsabile dei lavori sono quindi: 1) la tempestività della nomina in relazione agli adempimenti in materia di sicurezza del lavoro da osservarsi e 2) l’estensione della delega conferita al responsabile dei lavori ai predetti adempimenti”, cosa che nel caso in esame non risulta essersi verificato essendo risultato che il responsabile dei lavori era stato nominato dopo l’inizio dei lavori in cantiere e che la designazione non conteneva alcuna delega né, tanto meno, il conferimento dell’incarico di nominare i coordinatori per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori.

 

Conclude, quindi, la III Sez. che “anche alla luce dell’esatta applicazione della normativa vigente, pertanto, la nomina del responsabile dei lavori non ha fatto venir meno la responsabilità del committente, come affermato dal giudice di merito”, anche se per le diverse motivazioni sopraindicate.

 

La stessa sentenza ha poi affrontato un’altra tematica che è quella della scusante legata ad una non conoscenza della legge penale sostenendo quanto già la stessa Corte di Cassazione aveva avuto modo di esprimere in precedenza e cioè che non “è possibile scusare chi è tenuto ad osservare prescrizioni minime di sicurezza da attuare nei cantieri edili temporanei senza informarsi delle leggi penali che disciplinano la materia, incombendo all’interessato l’onere di verificare la conformità della condotta alle norme di sicurezza”e che nel caso in esame “non può ritenersi che l’ignoranza della legge penale sia stata incolpevole a cagione della sua inevitabilità, poiché l’interessato non ha assolto, con il criterio dell’ordinaria diligenza, al c.d. dovere di informazione, attraverso l’espletamento di ogni utile accertamento, per conseguire la conoscenza della legislazione vigente in materia”.

Tratto dal sito internet: www.porreca.it

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