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Nucleare: Puglia, Campania e Basilicata nel mirino del Governo

Aree Tematiche, Impianti    0 Commenti     7/02/2010
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La Puglia, con la Legge Regionale 30/2009, non consente la presenza di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare, lo stoccaggio del combustibile e dei materiali radioattivi. Decisione in linea con la politica energetica regionale, nazionale e europea, attenta a sviluppo sostenibile, uso razionale delle fonti e carico sul territorio.
La Campania ha inserito le disposizioni contro il nucleare nella finanziaria regionale,
L.R. 2/2010, che prevede anche interventi a sostegno della sicurezza degli impianti e dell’efficienza energetica.
In Basilicata la
Legge Regionale 1/2010 sull’energia contiene anche un articolo che vieta l’installazione di impianti per la produzione di energia nucleare e lo stoccaggio di rifiuti in virtù dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza, leale collaborazione e mancanza di intesa tra Stato e Regione.
Per il Ministero dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, invece, l’impugnazione è giustificata da ragioni dei diritto e di merito, appoggiate anche dal Ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto. Le tre norme intervengono su una materia di competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni, non riconoscendo allo Stato l’esclusività per la tutela del territorio.
Secondo Scajola, poi, il ritorno al nucleare è un punto importante nel programma del Governo per la sicurezza e la riduzione dei costi energetici. Iter che potrebbe essere completato con l’adozione del decreto legislativo per la localizzazione delle centrali nel prossimo Consiglio dei Ministri.
Il programma prevede l’installazione di 8 o 10 centrali, messe a punto per metà in base all’accordo tra Enel e la francese Edf. Il primo impianto dovrebbe entrare in funzione entro il 2020.
La politica energetica del Governo gode anche dell’approvazione dell’Aie, Agenzia internazionale dell’energia. Entro il 2030 si prevede che il 7% dell’elettricità verrà prodotta dal nucleare. Il gas continuerà a coprire il 50% del fabbisogno, mentre si assisterà a un decollo lento dell’eolico e alla stabilizzazione del fotovoltaico sullo 0,3%.
Dure intanto le reazioni di opposizione e associazioni ambientaliste, soprattutto dopo la dichiarazione del Ministro Scajola, che non considera vincolante il parere negativo della Conferenza delle Regioni.
Per Legambiente il tentativo di accentrare ogni decisione in materie di energia contrasta con la promozione del federalismo. Wwf Italia arriva a considerare una ritorsione l’impugnazione delle tre leggi regionali, mentre i Verdi promettono proteste e mobilitazioni.
 
 

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