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Professionisti: deducibilità spese ristrutturazione ufficio

Vecchie categorie, Adempimenti fiscali    0 Commenti     3/05/2009
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Le imposte sul reddito
Il regime fiscale degli immobili nell’ambito del reddito dei liberi professionisti è disciplinato dall’art. 54 comma 2, del Testo Unico di cui al D.P.R. 917/1986, come modificato dall’art. 1, comma 334, della L. 296/2006.
Grazie alla modifica apportata dalla L. 296/2006, il citato art. 54, comma 2, dispone ora che sono deducibili le quote di ammortamento o i canoni di leasing relativi all’acquisizione di immobili strumentali all’esercizio dell’attività di lavoro autonomo acquistati nel periodo che va dall’1.1.2007 al 31.12.2009.
 
Spese che incrementano il valore dell’immobile
In relazione invece alle spese di ristrutturazione occorre distinguere tra spese che per loro caratteristiche sono imputabili ad incremento del costo degli immobili, e spese che invece non lo sono. In altri termini le prime sono quelle spese che afferiscono a lavori tali da comportare un aumento di valore del bene immobile.
Il medesimo comma 2 dell’art. 54 dispone che le spese di ammodernamento, manutenzione e ristrutturazione che non siano imputabili ad incremento del costo degli immobili, sono deducibili nello stesso esercizio, nel limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili (quindi non solo dell’immobile di riferimento), mentre l’eventuale eccedenza è deducibile in quote costanti nei cinque anni successivi.
Per quanto riguarda invece le spese «incrementative», come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 47/E del 18.6.2008 sono deducibili per intero seguendo i medesimi criteri previsti per le quote di ammortamento dell’immobile a cui si riferiscono.

Immobili acquistati prima del 2007 o a titolo gratuito
In caso di immobile acquistato fino al 31.12.2006, cioè prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina sopra illustrata, o comunque non acquisito a titolo oneroso (ad esempio acquisito tramite donazione), per il quale dunque non vi sono quote di ammortamento, vale la medesima regola prevista per le spese non incrementative (deducibilità entro il 5% del costo complessivo dei beni ammortizzabili, ed eccedenza in cinque quote annuali di pari importo).

Imposta sul valore aggiunto
Per quanto riguarda invece l’Iva, la stessa è detraibile con riferimento agli immobili strumentali, mentre per i fabbricati a destinazione abitativa l’art. 19-bis1 del D.P.R. 633/1972 prevede l’indetraibilità dell’Iva su acquisto, locazione, manutenzione, recupero e gestione, fatta eccezione per le imprese che abbiano per oggetto esclusivo o principale l’attività di costruzione o rivendita dei medesimi fabbricati.

Distinzione tra fabbricati abitativi e strumentali
Dunque sia per le imposte sul reddito che per l’Iva il presupposto imprescindibile è che i lavori vengano effettuati su un immobile strumentale. Si ricorda che normativa e giurisprudenza affermano chiaramente che la distinzione tra immobili a destinazione abitativa e immobili strumentali deve essere operata con riferimento alla classificazione catastale dei fabbricati, a prescindere dal loro effettivo utilizzo.
Rientrano pertanto nella categoria degli immobili abitativi tutte le unità immobiliari catastalmente classificate o classificabili nelle categorie da A/1 ad A/11, escluse quelle classificate o classificabili in A/10.

Si vedano in proposito le circolari n. 27/E del 4.8.2006 e n. 33/E del 16.11.2006
 
Ulteriori approfondimenti
Per gli abbonati che necessitino di un ulteriore approfondimento nello specifico, nonché più in generale sul tema del regime Iva su edilizia e immobili, è disponibile un lavoro redazionale che riepiloga la disciplina attualmente vigente, corredato di pratiche tabelle che consentono di individuare con facilità le aliquote Iva da applicare alle varie operazioni.
 
L’articolo è pubblicato su http://www.legislazionetecnica.it/

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